Hemina - Synthetic - Nightmare Records - 2012

Giuseppe
Moretti
Miniatura
Musica

In questo “Synthetic” c’è del potenziale. Gli HEMINA, giovane band australiana, debuttano con un concept progressive metal votato alla melodia che non disdegna improvvisi turbini power e fluide levitazioni cosmiche. Il loro modo d’intendere l’etichetta prog è di quelli che puntano alla costruzione di stratificate atmosfere evocative, più che al sovrumano equilibrismo strumentale o alla sperimentazione estrema. Nella loro proposta troviamo momenti d’inquietudine alla Queensrÿche, brandelli dello schizofrenico Devin Townsend solista, edificazione della tracklist ispirata al trademark Ayreon. Ma soprattutto i Pain Of Salvation del valoroso “The Perfect Element Pt.1”, l’oscura eleganza ultraterrena dei conterranei Voyager e suggestioni mutuate da act svedesi del nuovo millennio tipo Seventh Wonder e Darkwater.

Influenze cospicue, ancora non del tutto metabolizzate. Per essere una banda di giovincelli, comunque, gli HEMINA riescono a padroneggiare lo strumento concept con indubbia confidenza. La suggestiva vicenda di un angelo venuto alla luce sulla Terra viene trattata attraverso ottanta minuti di fine fattura, in cui ogni brano fluisce e sgorga nel successivo. Per l’ascoltatore del genere, notoriamente ottanta minuti non è durata che spaventa. Quelli di “Synthetic”, a onor del vero, non paiono del tutto giustificati, causa talune ripetitività e annacquamenti: prendere alla lettera il titolo dell'album non avrebbe guastato. Ciò non toglie che pezzi come il tour de force finale “Divine”, la sfaccettata “To Coinceive A Plan” o la ballad raffinata “For All Wrong Reason” siano comunque ineccepibili. Cosiccome "The Boy is Dead”, che passa egregiamente da galleggiamenti eterei a circolari raid chitarristi piazzando un assolo dall’afflato rock che ricorda i Mars Volta più ispirati. Oppure “With What I See”, che s’incastona nella scaletta come un’irresistibile esplosione di energia.

Tecnica al servizio di una causa, personalità in fieri ma fin da ora palpabile, gusto per la melodia non comune. Non stupirebbe se qualcuno fosse portato a scommettere sulle future sorti della band. Anzi, sapete cosa vi dico? Visto che per il 2013 si mormora già di un follow up intitolato “Venus”, una fiche sul piatto io ce lo butto, per non rimanere con un palmo di naso. Promossi con sette, in attesa della prossima mano: quella che farà saltare il banco?

Giuseppe
Moretti