Eluveitie - Helvetios - Nuclear Blast - 2012

Giuseppe
Moretti
Miniatura
Musica

Con gli svizzeri ELUVEITIE la morte si fa leggendaria e danzante. Un po’ come quella su “Der Zuges Des Todes” del pittore Gustav Spangenberg.

Il death melodico di matrice svedese (immanenti i Dark Tranquillity) viene infatti usato per temprare un folk celtico autoctono fatto di fiddle, cornamuse, gironde, flauti, gaite. Conglomerato il più delle volte riuscito, specie quando elementi opposti diventano materia uniforme. E’ il caso di evocazioni di energici girotondi attorno a un fuoco scoppiettante (“Luxtos”, “Santonian Shores”) o di accelerate chitarristiche più growl squarciati da improvvisi riflussi di melodia (pirotecnica “Meet The Enemy”, gradevoli “Neverland” e “Havoc”). Il delicato gioco degli equilibri in altri frangenti non si compie, e gli elementi paiono immiscibili come olio e acqua ("Home"), artefatti (“The Siege”), con talune concessioni commerciali (le female vocals dominanti di “Alesia”, “A Rose For Epona”) che scontenteranno tanti ascoltatori quanti ne appagheranno.

Le guerre galliche musicate dalla prospettiva degli Elveti – etnia celebrata dalla ristretta tribù di otto musicisti per via di comuni radici – risultano comunque tema consono, ben sviluppato e coerente con gli ELUVEITIE, essi stessi conflitto e sintesi tra soluzioni musicali a prima vista inconciliabili. “Slania” forse rimane un episodio isolato nella loro discografia per schiettezza. Il concept “Helvetios” si attesta sui livelli comunque discreti del precedente "Everything Remains (As It Never Was)": se non quella dell'ispirazione cristallina, il clan di Chrigel Glanzmann vince l’ennesima battaglia per la fama, che ormai lo precede di qualche passo nell’affollato agone metallico.

Giuseppe
Moretti