Black Messiah - The Final Journey - AFM Records - 2012

Giuseppe
Moretti
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Musica

I Black Messiah sono una formazione tedesca nata nel 1994 per suonare un black metal con sfumature melodiche in realtà abbastanza convenzionale. Dal secondo album in poi, fino al quinto qui presente “The Final Journey”, l’anima black è stata sacrificata sull’altare di un pagan metal sorretto da sinfonie epiche proprie del viking e tematiche legate alla mitologia norrena. Pagan Messiah sarebbe dunque il nome adatto per l’attuale band, osserveranno i più arguti. Ma che si tratti di black o di pagan, la proposta è rimasta convenzionale, per quanto divenuta più appetibile e convincente, come testimoniano la svolta “Oath Of A Warrior” o “Of Myths And Legends”.

“The Final Journey”, secondo rilascio per la compatriota AFM Records, si apre col singolo “Windloni”, il cui video ci presenta i sei guerrieri teutonici coinvolti in dispute montane tra sferzate di gelide nevi e di spade. Il violino la fa da padrone nella successiva “Der Ring Mit dem Kreuz”, dove conferisce un pizzico di folk alle atmosfere nordiche celebrate dai synth di Agnar, mentre in “Feld der Ehre” (già presente su “Oath Of A Warrior”) spezza in due una fiera e solenne rivendicazione d’onore e sacrificio. “To Become A Man” rievoca il nativo passato black, passando metodicamente da evocazioni cadenzate a chitarre fulminanti e doppio pedale a elicottero (sinceramente abusato durante il lavoro). Stesso discorso per “Lindisfarne”, mentre “Into The Unfathomed Tower” è uno strumentale tributo ai Candlemass di “Tales of Creation”, col violino del singer Zagan a fare le veci della chitarra fulminante di Lars Johansson.

Le ultime quattro tracce del platter narrano la storia della misteriosa nave Naglfar, che leverà le proprie ancore in concomitanza con l’apocalisse nordica, i Ragnarǫk, schematizzando perfettamente quanto la band di Gelsenkirchen ha da offrire. "The Naglfar Saga" spiega il titolo dato all’album e giustifica l’utilità dello stesso per la capacità con cui il gruppo avvicenda parti emozionali (il prologo acustico), assalti battaglieri ed epos in pompa magna.

Prova da sufficienza robusta, sulla falsariga del precedente “First War Of The World”, destinata ad appassionati sia dei loro conterranei Falkenbach o Equilibrium sia di realtà collocate qualche parallelo più a nord, tipo Moonsorrow, Ensiferum, Finntroll, Svartsot, Manegarm.

Giuseppe
Moretti