BEYOND THE BRIDGE - The Old Man & The Spirit - Frontiers - 2012

Massimo
Agliardi
Miniatura
Musica

Il panorama musicale prog metal 2012 si apre con The Old Man and The Spirit dei Beyond the Bridge, giovane band tedesca all’esordio discografico su Frontiers Records. L’album è composto da undici brani dalla durata media attorno ai sette minuti, strutturati su una base di prog metal solido e compatto che riporta alla mente le sonorità proposte nel corso degli anni Novanta dal nutrito movimento di progressive band tedesche capitanato dai Vanden Plas e infoltito da nomi meno altisonanti ma capaci di sfornare uscite di buonissima qualità quali Ivanhoe, Ivory Tower e Superior.

I pezzi, composti tra il 2005 ed oggi, risultano tra loro interconnessi sia livello musicale sia a livello lirico in un concept album in cui spicca la contrapposizione tra elementi terreni e sensazioni umane da un lato ("The Old Man") e spiritualità ultraterrena dall’altro ("The Spirit"), tensione ben rappresentata dalle interpretazioni dei due vocalist Herbie Langhans e Dilenya Mar, in grado di intrecciarsi teatralmente in buone melodie vocali ben innestate su tappeti progressive intessuti dalle tastiere di Christopher Tarnow e dalla sei corde di Peter Degenfeld-Schonburg.  Le sonorità dei Beyond The Bridge, pur non raggiungendo i picchi qualitativi raggiunti dai sopraccitati Vanden Plas né le qualità melodiche  degli Ivanhoe o la spontaneitàdei Pain of Salvation di inizio carriera, scorrono piuttosto fluide e si lasciano apprezzare soprattutto per la cura nei dettagli del songwriting e per la solida preparazione tecnica a livello vocale e strumentale del sestetto, dimostrata in brani come la solida opener "The Call", ben condotta dalle linee vocali Herbie Langhans, o in episodi più spiccatamente melodici e atmosferici come "The Apparition", o "World of Wonders", in cui spicca l’espressività della voce femminile Dilenya Mar che ben si adagia sulle linee di tastiere elaborate da Tarnow e chiaramente ispirate dalla lezione di Kevin Moore e Gunther Werno.

Da non trascurare la teatralità raggiunta nei duetti su "Doorway To Salvation" e "The Difference is Human", mentre l’apice compositivo dell’album è raggiunto a mio parere nel finale con la suadente e sognante "Where The Earth and Sky Meet" (vetta qualitativa indiscussa) e, sia pur in tono minore, con la conclusiva "All a Man Can Do". Pecca principale la quasi totale assenza di refrain o partiture vocali in grado di rimanere facilmente impresse nella memoria dell’ascoltatore, che rendono l’album di difficile apprezzamento e comprensione se non preso nella sua interezza. Un album di esordio complessivamente promettente, molto ben eseguito e ottimamente prodotto, con un songwriting buono sia pure non eccelso e un discreto livello di originalità. Segnamoci il nome dei Beyond The Bridge e in bocca al lupo per quella che potrebbe essere l’inizio di una carriera ricca di soddisfazioni.


recensione a cura di Michael Rosenberg 

Massimo
Agliardi