Adrenaline Mob - Omertà - Emi - 2012

Giuseppe
Moretti
Miniatura
Musica

Con un moniker encomiante il Sabba di “Mob Rules”, con tanto di titletrack coverizzata nel primo ep, gli Adrenaline Mob diventano rifugio momentaneo per Russell Allen – libero di esprimersi fuori della tirannide compositiva di Romeo – e ostello per un Portnoy ramengo che, (auto) defenestrato dalla band che ha contribuito a fondare e far esplodere, vaga tra progetti disparati (prossimo, in ordine di  tempo, il debutto dei Flying Colors) in cerca del suo nuovo Io. Con loro l’ex bassista dei Disturbed John Moyer e Mike Orlando, chitarrista dotatissimo anche se derivativo. Per strada, già persi un chitarrista e un bassista.

Il groove metal di “Omertà” è di quello tangente il metal nu più grassoccio, saturo, stoppato, con cantato abrasivo. Dei Soil scarsamente radio-friendly, qua e là. Una versione ultracorazzata dei Guano Apes (“Indifferent”, “Down To The Floor”) in certe sferzate.  Reminiscenze dei nostrani Cheope, perché no. E tanta, tanta Black Label Society: il chitarrismo corpulento e fischiante marchiato Zakk Wylde su pezzoni tosti come “Psychosane”, “Hit The Wall” o “Indifferent” (che nel chorus evoca le sessions di “Cryptic Writings” dei Megadeth) assurge a modello imitativo. Con il lato più amabile incarnato dalle ballate dopate “All On The Line” e “Angel Sky” (ottima la prima): il botto di Alter Bridge e Black Stone Cherry non ha lasciato indifferente nessuno, figuriamoci questa cricca di vecchie volpi del music business.

Per quanto modernista e velatamente ruffiano, “Omertà” si staglia comunque sopra la media per via del valore superiore dei musicisti coinvolti, che non rimane latente come in altri supergruppi. Allen ruggisce a suo agio pure in ambienti apparentemente non primigeni: “Undaunted”, “Feelin’Me” e “Believe Me” sono prove davvero convincenti. Orlando sciorina un repertorio di tricks di tutto rispetto: buoni i riff portanti, su certi assolo pure meglio (“Hit The Wall”). Stranamente proprio Portnoy pare quello che si nasconde dietro lo strumento, e stavolta non solo letteralmente. Chissà, l’esperienza con gli Avenged Sevenfold è ulteriormente servita per mettersi al servizio di canzoni più lineari per il suo solito; oppure l’ingresso non dal primo minuto nel progetto ne ha limitato la portata in fase di songwriting. Alla fine ne esce una prova muscolosa ma misurata, che ne esalta il gusto per il tocco greve.

Rispetto ad altri supergruppi, tuttavia, gli Adrenaline Mob danno l’impressione di essere ancora solo e soltanto questo: un supergruppo. Non ancora una band affiatata. Un’équipe dove i singoli giocatori danno il meglio come solisti, mentre il gioco di squadra latita. Per questo, forse, diversi pezzi sono buoni, alcuni discreti e a tutti mancano i sacri crismi attestanti la memorabilità. E’ il rimpianto maggiore per “Omertà”, comunque validissimo disco di metal up to date.

Giuseppe
Moretti