The War - Il Pianeta Delle Scimmie – L’anima vincente di un blockbuster anomalo

Il terzo capitolo dedicato alle scimmie sapienti abbandona parzialmente le convenzioni tipiche dei blockbuster e si rivela un’operazione cinematografica dalle sfaccettature tutt’altro che scontate.
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Cinema

Siamo arrivati alla guerra: Cesare, scimmia divenuta sapiente grazie a un vaccino sperimentale creato per curare l’Alzheimer, ma rivelatosi mortale per l'uomo (L'Alba Del Pianeta Delle Scimmie - 2011), è ormai il leader di un esercito di primati. Dopo il tentativo fallito di convivenza pacifica con gli umani (Apes Revolution – 2014), ora Cesare è costretto a battersi contro quel che rimane dell’esercito americano, deciso a contrastare l’ascesa di una nuova specie intelligente.

"L'unica scimmia buona è una scimmia morta"
Più che ai war movie, però, la pellicola – perlomeno in tutta la bellissima prima parte – guarda al mito fondativo cinematografico U.S.A. per eccellenza, ovvero al western. Dotato di un’epicità comunque sussurrata (complici anche i pochissimi dialoghi tra scimmie, quasi sempre mimati o sottotitolati), più della metà di The War - Il Pianeta Delle Scimmie richiama situazioni e personaggi (arche)tipici del genere. Fra i tanti riferimenti, abbiamo quindi un Cesare eastwoodiano nei suoi silenzi solitari, l’anziano "Scimmia Cattiva" che richiama i vecchietti di cui era popolato il Far West di Howard Hawks e una frontiera qui non più terra promessa, ma livido campo di concentramento da cui fuggire per poter, allora sì, vivere in una landa di pace.

Ape-pocalypse Now
L’atmosfera però si incrina nell’ultimo terzo della pellicola, dove la vicenda finisce per pagare una certa prevedibilità. Delude il McCullough di Woody Harrelson che, tratteggiato come un Colonnello Kurtz del futuro (nel film, ogni somiglianza o citazione di Cuore Di Tenebra e Apocalypse Now non è assolutamente casuale), perde per strada la disperazione romantica dell’originale, diventando un villain bidimensionale. E se le sequenze nei campi di lavoro riescono ancora a mantenere un buon grado di emotività, la fuga dal lager assume un andamento quasi cartoonesco del tutto fuori contesto, aggravato dalle fastidiose “marcette” del compositore Michael Giacchino. Se l’intenzione era quella di omaggiare La Grande Fuga, tentativo fallito.

“Una veritade ascesa sotto bella menzogna”
Funziona meglio il richiamo a temi più “reali” (repressione, muri a proteggere dal "diverso" che, in quanto sconosciuto, fa paura “senza se e senza ma”), messo in atto attraverso un’allegoria spesso facile e fin troppo scoperta, ma che arriva direttamente dalla Fattoria degli Animali di Orwell. Il regista Matt Reeves, in un contesto ormai consolidato (come di fatto è quello di un blockbuster), mantiene per quasi tutto il film un solido punto di vista personale, riuscendo a far convivere le logiche di botteghino e le proprie esigenze artistiche. Ed è proprio sul terreno di questi contrasti, tra cinema “d’effetto” e narrazione vera e propria, che The War - Il Pianeta Delle Scimmie alla fine vince.


 


Perché vederlo
Nonostante la durata e una prima parte dai ritmi non propriamente da blockbuster, il film avvince da subito. La verosimiglianza degli effetti speciali “scimmieschi” è a livelli fantascientifici e Andy Serkis nella parte di Cesare è un fenomeno della natura.

Perché non vederlo
Il film è ricco di silenzi e sequenze evocative. Se l’esigenza è quella di vedere l’ennesimo “filmone” dalla trama raffazzonata ad esclusivo servizio di un action movie fracassone, meglio astenersi.

 

the war - il pianeta delle scimmie
andy serkis
recensione
matt reeves
woody harrelson
recensione film
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