Arte fuori dal palco

Aldo Fabrizi: 27 anni fa se ne andava ‘a comic genius’

Mastro Titta inedito: la nipote Laura ricorda l’amore del nonno per la caccia al tesoro e che alla pasta preferiva le minestre.

Aldo Fabrizi
Aldo Fabrizi

Aldo Fabrizi, insieme a Anna Magnani e Alberto Sordi, è la rappresentazione della romanità soprattutto cinematografica. Diversi premi alla carriera (Biennale di Venezia per meriti artistici, un David di Donatello e due Nastri d’Argento) un’onorificenza, quella di Cavaliere di gran croce dell’Ordine di merito della Repubblica Italiana, basterebbero a identificare l’enorme contributo artistico che Aldo Fabrizi ha lasciato in eredità al teatro e al cinema italiano.

L’espressione da caratterista inconfondibile, quel cognome modificato ad una ‘b’ per il quale dava sempre spiegazioni, Aldo Fabrizi li aveva maturati nel tempo. Da quando aveva iniziato a muovere i primi passi nel cercare fortuna partendo dalla Roma popolana di Campo de’ Fiori, non ha mai smesso di crescere, umanamente ed artisticamente.

Fabrizi e gli esordi

Impegnato a farsi carico della famiglia dopo la morte del padre, Aldo non soffocò mai la sua vocazione. Non furono teatro e cinema a regalargli i primi riconoscimenti ma la pubblicazione di un volumetto di poesie romanesche intitolato ’Lucciche ar sole’. Siamo nel 1928 e nello stesso periodo, Fabrizi comincia a calcare le scene, proponendo al pubblico caricature di tipi caratteristici romani come il vetturino e il tassista. La popolarità non tardò ad arrivare grazie anche alla futura moglie Beatrice Rocchi, in arte ‘Reginella’ che lo accompagnava nelle sue tournée in giro per l’Italia. Fabrizi sposò la sua Reginella nel 1931 dalla quale ebbe due gemelli, Massimo e Wilma.


Le sue indimenticabili interpretazioni

Fabrizi ha avuto una carriera lunga e piena di indimenticabili interpretazioni, grazie alla romanità ma soprattutto all’espressione drammatica del suo volto, una maschera diventata quasi simbolica del neorealismo cinematografico. Tra le sue interpretazioni ricordiamo il tranviere in ”Avanti c’è posto, il prete in Roma città aperta” di Rossellini, Mastro Titta nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Rugantino”.
Nel 1971 riuscì ad ottenere anche un trionfo televisivo, partecipando con le sue macchiette teatrali al varietà del sabato sera ’Speciale per noi’ accanto ad Ave Ninchi, Paolo PanelliBice Valori.


Aldo Fabrizi inedito: lo racconta la nipote Laura

Uno dei simboli della romanità, schivo nella sua vita privata, è stato circondato dall’amore della sua famiglia fino alla fine dei suoi giorni. Una famiglia che nel suo piccolo ha ereditato le doti artistiche del capostipite. E’ il caso di Massimo, uno dei due gemelli avuti dalla relazione con la cantante Beatrice Rocchi e purtroppo scomparso un anno fa.

Racconta Laura Fabbrizi:
”Papà era musicista, compositore, pittore e scultore. Un artista a 360 gradi. Il sonetto ‘Mi padre me diceva’ che sul web gira con firma di mio nonno in realtà è stato composto da papà, che di sonetti ne ha composti oltre 6.500 dopo la morte di nonno, esattamente a partire dal 1992. Il primo sonetto è stato L’Ombra ed è il ricordo di questa figura imponente che riusciva a mettere in ombra chiunque gli fosse accanto, tanto era maestosa, ed è quell’ombra però che oggi manca ancora. Sul rapporto con il nonno prosegue così: Non era un nonno comune, è evidente. I ricordi più nitidi sono legati alle nostre visite a casa sua, a Piazza Bologna. Per me e mio fratello Alessio, preparava una caccia al tesoro durante la quale avremmo trovato i regali a noi destinati… l’immagine più ricorrente è di lui seduto su una grande sedia in cucina, il suo regno. Da li gestiva anche gli affari, circondato da segretarie, pentole e ricette. Tutti pensano che il piatto preferito di mio nonno fosse la pasta ma in realtà, nonno amava le minestre. Anche l’amore per la cucina papà aveva avuto in dono, tanto che aprimmo un ristorante ‘Avanti, c’è posto’ dedicato al famoso film di nonno. Ristorante che purtroppo è andato distrutto in un incendio, portando con se alcuni cimeli artistici che avevamo come ricordo dei suoi lavori cinematografici.”


Gli appuntamenti mancati della famiglia Fabbrizi

”Sia Aldo che il figlio Massimo avrebbero voluto raggiungere due risultati e purtroppo il destino non ha avallato questi desideri – ricorda Lauranonno aveva promesso a papà di organizzare per lui una mostra dove esporre quadri e sculture, promessa che non ha potuto mantenere perché si ammalò. Papà invece avrebbe voluto pubblicare una raccolta di missive di Aldo scambiate con la famiglia nel periodo in cui lui girava l’Italia. Sin da bambino nonno Aldo, dopo la morte del mio bisnonno, si era impegnato a mantenere la madre e le sorelle. Questo impegno è sempre stato onorato fino alla loro indipendenza, proseguendo poi naturalmente con la sua di famiglia, quella di mia nonna, mio padre e mia zia.”

Chiedo a Laura se potrà lei in qualche modo portare avanti i talenti artistici della sua famiglia: “non ho le loro doti, nel mio piccolo però cerco di trasmettere l’amore per la musica ai ragazzi. Insegno nell’Istituto comprensivo Mozart all’Infernetto e con le mie colleghe, per le seconde classi della scuola primaria stiamo lavorando ad un saggio con le canzoni di una celebre opera teatrale che diede lustro a nonno Aldo.”
Perché alla fine, buon sangue non mente.


In esclusiva per Teatro.it il primo sonetto composto da Massimo Fabrizi dedicato ad Aldo. Per gentile concessione dei figli Laura e Alessio ad esprimere il loro amore viscerale per il padre e della moglie Claudia, sostenitrice del percorso poetico del marito.


Poesia ‘MI PADRE ME DICEVA’ attribuita ad Aldo Fabrizi ma in realtà scritta dal figlio Massimo.

Mi’ padre me diceva
***
Mi’ padre me diceva: fa’ attenzione
a chi chiacchiera troppo; a chi promette;
a chi, dop’èsse entrato, fa: “permette?”;
a chi aribbarta spesso l’opignone.
***
E a quello co la testa da cojone,
che nu’ la cambia mai; a chi scommette;
a chi le mano nu’ le strigne strette;
a quello che pìa ar volo ‘gni occasione …
***
… pe dì de sì e offrisse come amico;
a chi te dice sempre: “so’ d’accordo”;
a chi s’atteggia com’er più ber fico.
***
A chi parla e se move sottotraccia;
ma soprattutto a quello, er più balordo,
che, quanno parla, nun te guarda in faccia.

 

Maria Domenica Ferrara

  CAPOREDATTORE

Romana de’ Roma – e ne va fiera: Maria Domenica (o come la chiamavano tutti, Mary) è da sempre amante dello spettacolo. Dopo un master in comunic...

>> continua