Teatro

Sabrina Impacciatore: “L’arte di sedurre è la vera bellezza”

La protagonista di “Venere in pelliccia”, sveste i panni della micidiale Wanda Jordan per denunciare la misoginia e gli abusi di potere.

Sabrina Impacciatore
Sabrina Impacciatore

Sabrina Impacciatore, attrice e imitatrice romana. Un’artista che negli anni si è divisa tra tv, cinema e teatro. Ma anche radio, doppiaggio e alcuni videoclip musicali.

Scoperta da Gianni Boncompagni e lanciata a Domenica In, ha poi lavorato con grandi registi quali Ettore Scola, Gabriele Muccino Paolo Virzì e i fratelli Vanzina, costruendosi una lunga carriera variegata che rispecchia una donna determinata e dai numerosi interessi.

La raggiungiamo telefonicamente durante l’ultima tappa della tournée di "Venere in pelliccia", rappresentazione tratta dal romanzo erotico di Leopold von Sacher-Masoch: nonostante manchino soltanto un paio d’ore alla prima milanese (in scena al Teatro Carcano), si presta alle domande con grande disponibilità e naturalezza. Ciò che traspare è il ritratto di una donna tosta e schietta, dalla grande simpatia e femminilità.


Chi è Sabrina Impacciatore nella vita reale? In tre parole.
Infantile, e sinceramente ne sono molto contenta perché penso mi faccia vivere la vita con un continuo senso di sorpresa e meraviglia, godendo sempre di ogni piccola grande esperienza.
Accumulatrice seriale: sono praticamente in procinto di essere sopraffatta dagli oggetti perché ne ho accumulati moltissimi. Sono la regina dei mercatini, amo le cose che hanno una storia e quindi acquisto tutto ciò che è stato prodotto da mano umana negli ultimi tre secoli [ride divertita e un pochino imbarazzata, ndr].

Mi piace circondarmi di cose e ricreare le suggestioni delle epoche diverse. Infine ribelle. Penso di avere un grande senso della giustizia e sono molto ribelle alle ingiustizie. E sono anche piuttosto incapace di governare questo spirito di ribellione, che però è facilmente domato quando stimo tantissimo il mio interlocutore. Sono ribelle quando c’è da esserlo e non per partito preso.

È in teatro con Venere in pelliccia, uno spettacolo che sta raccogliendo molto successo.
Interpretare "Venere in pelliccia" è talmente travolgente ed entusiasmante che inizio già a soffrire di nostalgia e a disperarmi all’idea di dovermi separare dal personaggio di Wanda perché è stata una meravigliosa compagna di giochi. Wanda mi ha insegnato molto: è un manuale complesso, abbastanza completo e sapiente di femminilità e di come agire in tutte le arti del femminile.
Certo, tralasciandone qualcuna perché Wanda arriva a essere anche molto sgradevole. Eliminando, però, le punte di sgradevolezza, Wanda ha tante cose da insegnare e quindi è un’amica preziosa che mi mancherà tanto.

Quanto è attuale?
Sembra scritto per gli avvenimenti di questi mesi, proprio sulla misoginia e sugli abusi di potere. Questo è un testo sul gioco di potere tra due persone: il potere cambia continuamente padrone, è un ribaltamento continuo di ruoli, e racconta in maniera molto intelligente e sottile la relazione che intercorre tra un uomo di potere e una ragazza in una posizione di subordinazione psicologica. E di come, poi, la consapevolezza di questa ragazza possa ribaltarne invece la dinamica.

Ricorda molto il caso Weinstein… Ma mettiamoci anche il caso Bellomo. Perché non è una cosa che riguarda esclusivamente e propriamente il cinema. Anzi, il cinema è una cassa di risonanza, perché le attrici sono esposte e hanno la possibilità di far sentire la propria voce più facilmente delle altre donne che fanno una vita non pubblica. Il settore del cinema, e soprattutto il cinema italiano, è un ambiente piuttosto tranquillo.

Ciò che sta emergendo è proprio una modalità imperante che affligge tutti gli ambienti e questa è un’occasione d’oro che le donne non devono lasciarsi sfuggire per innescare un cambiamento. Perché queste cose non sono più accettabili e devono cambiare, proprio per tutte quelle ragazze che oggi sono bambine e un giorno saranno donne.

Si è mai trovata direttamente in situazioni analoghe?
Mi è capitato, poche volte, anche per via del senso di ribellione che probabilmente trasmetto, ma sì, mi è capitato. So cosa vuol dire e so come si soffre quando non sei in grado di poter del tutto agire come vorresti. Quando un uomo seduce, a parità di condizioni, è una cosa meravigliosa. Se un uomo ti corteggia, o anche ci prova, è una cosa bellissima che fa parte della storia del rapporto fra i sessi. Ma la situazione cambia se un uomo in una posizione di potere, e con il tuo destino tra le mani, cerca di manipolarti e di ottenere delle cose che non è in grado di ottenere da uomo vero. Per questo capisco le ragazze che si sono ribellate, anche a distanza di tempo perché probabilmente hanno avuto bisogno di elaborare il trauma.

Le viene attribuita una bellissima frase: “La seduzione andrebbe insegnata alle ragazze insicure e capirebbero che la bellezza non serve”.
È il mio pensiero: viviamo in quest’epoca storica in cui le ragazze, già all’età di quattordici anni, ricorrono alla chirurgia estetica, liposuzioni, si rifanno le tette e i nasi e vogliono aderire a un canone di bellezza stereotipato e asettico che ci viene imposto dai media. In realtà la bellezza è unicità.

La bellezza è conservare le proprie caratteristiche, anche i difetti e farci pace, e sviluppare la personalità e la capacità di sedurre con la propria unicità e le proprie possibilità. Ognuno di noi è in grado di scoprire risorse magnifiche dentro di sé.

A febbraio uscirà al cinema A casa tutti bene, film diretto da Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi e tanti altri attori. Anticipazioni?
L’ho visto tre giorni fa e posso preannunciare che è davvero un grande, grande film. Travolgente. Posso soltanto rivelare che, Gabriele ha organizzato una proiezione per noi interpreti e al termine della visione piangevamo tutti insieme, sia maschi che femmine. Questa è un’anticipazione piuttosto curiosa sulla vera potenza di A casa tutti bene perché non mi era mai capitato di assistere alla proiezione di qualcosa che abbiamo girato e smettere di sentirci attori che guardano sé stessi, diventando invece pubblico di un film che ti fa emozionare in maniera naturale.

È stata durissima interpretare il ruolo di Sara perché è un personaggio molto lontano da me: alcune scene mi hanno fatto star male fisicamente perché sono una persona molto viscerale e quindi per recitare talvolta avevo grandi dolori di stomaco. Però è stata un’esperienza totalizzante e meravigliosa perché artistica: abbiamo lavorato sempre sotto ispirazione, Gabriele era profondamente ispirato ed era veramente un pittore che componeva un affresco attraverso i nostri colori. Un’esperienza indimenticabile, lo ritengo uno dei film più importanti e più belli a cui io abbia mai preso parte. Il ritiro di due mesi a Ischia è stato fondamentale perché si è creata una bolla di isolamento dalla realtà: siamo stati tutti insieme e abbiamo condiviso tutto come fossimo una famiglia. Questo è molto raro, perché solitamente gli attori entrano in dinamiche di competizione e gelosia, mentre qui tutto questo non c’è stato. Ci siamo amati e sostenuti. Ancora oggi abbiamo una chat e ogni giorno comunichiamo perché altrimenti sentiremmo la mancanza l’uno degli altri.

Ora è in tv con Immaturi – La serie, stagione in otto puntate ispirata dall’omonimo film
In Immaturi - La serie interpreto tutto un altro tipo di personaggio: Serena Serafini è snob, classista, viziata, sposata per anni con un uomo facoltoso, una donna convinta di non dover mai lavorare neanche un giorno e che, invece, da un momento all’altro perde tutto. Anziché rimanere distrutta da questo rovescio della sorte, si rimbocca le maniche, cerca lavoro e addirittura scopre un’altra sé. È un ruolo molto bello perché ricorda la forza delle donne di potersi sempre rigenerare e di usare i momenti difficili come occasioni per cambiare e trasformarsi.

Mi ha fatto divertire moltissimo anche perché posso giocare su due registri, quello della commedia e quello dei sentimenti. Ci ho lavorato molto e con il regista Rolando Ravello siamo in grandissima sintonia, abbiamo lo stesso senso dell’umorismo e dei valori, e lui mi ha dato tanta fiducia e abbiamo lavorato tanto sull’improvvisazione, anche in scena, e questo secondo me si sente molto e positivamente.

Un film, una miniserie, un programma o una rappresentazione. Cos’altro vorrebbe fare?
Eh, ma ce ne stanno tanti. Ce l’hai un mese di tempo? [Ride divertita, ndr] Siccome sono molto infantile, quando vedo una cosa che mi piace dico sempre: voglio giocare pure io!

 

Donato Panico

Autore:

Donato Panico

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