Teatro

Paolo Ruffini: “Per noi il teatro è disubbidienza“

Sul palco con cinque ragazzi Down, l’attore livornese racconta il suo spettacolo “Up&Down”, un inno alla felicità.

Paolo Ruffini
Paolo Ruffini

In scena ci sono cinque attori con sindrome di Down e uno autistico. E poi c’è lui, Paolo Ruffini, per un “One man show collettivo” ad alto tasso di buonumore.

Amato dal pubblico, non ancora preso nella giusta considerazione dalla critica, “Up&Down” non è soltanto uno spettacolo teatrale, ma una vera e propria esperienza in cui le distanze tra palcoscenico e platea si annullano. Soprattutto, si tratta di un prodotto inedito, un viaggio che racconta la bellezza che risiede nella diversità.

Paolo Ruffini, come nasce questo spettacolo?
Io e il regista, Lamberto Giannini, ci conosciamo da quindici anni. Lui ha un modo di approcciarsi al teatro che collima col mio nella misura in cui non fa spettacoli, ma realizza eventi. Anche io intendo il teatro come un posto dove possono avvenire degli happening. Noi abbiamo bisogno di energia, ci siamo miscelati assieme e abbiamo realizzato un modo di teatro che per me avesse un senso in più.
Per me stare sul palco con questi attori ha un senso in più. Come il pubblico può vedere ogni sera, loro non sono molto normali, sono tutti livornesi, quindi questa condizione li rende molto più confidenziali con la goliardia e con la voglia di vivere il teatro come una grande occasione. Un po’ come la vita del resto.


Paolo Ruffini (Up & Down)


Up&Down ha un copione, ma l’alto tasso di improvvisazione è ciò che lo rende unico e diverso ogni sera. E’l’autenticità percepita dal pubblico il segreto del successo?
Il copione c’è ma lascia spazio a un alto tasso di improvvisazione. E’ciò che rende il testo ricco e che te lo fa entrare dentro. Spesso l’improvvisazione non nasce da un’amnesia, ma da una voglia di sbagliare. Noi crediamo che la disubbidienza possa avere un grande valore a teatro, per cui ce ne freghiamo di tantissime liturgie noiose. La quarta parete, il sipario che si chiude a fine spettacolo sono tutte cose che portano il teatro ad escludere, mentre “Up&Down” è uno spettacolo che come anima intima ha l’inclusione. Per noi il teatro è interazione.


Paolo Ruffini (Up & Down)


Gli attori con te in scena dimostrano di avere una tale confidenza con la vita e con il sorriso che sarebbe più corretto definire “Sindrome di Up”. Cosa si prova a lavorare con questi ragazzi?
Lavorare con loro è un’operazione davvero complessa. A volte si pensa che ci sia un po’ di sfruttamento. In effetti penso che mi stiano sfruttando.


Leggi qui: la scheda dello spettacolo ("Up&Down”)

 

Gabriele Ceresa

Autore:

Gabriele Ceresa

CAPOREDATTORE