Teatro

Paolo Cantù, da Torino a Reggio Emilia una nuova sfida manageriale

Dal 2015 direttore della Fondazione Piemonte dal Vivo, Paolo Cantù è stato nominato prossimo Direttore Generale della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

Paolo Cantù, da Torino a Reggio Emilia una nuova sfida manageriale

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia ha deliberato di conferire dal 1° gennaio 2018 l'incarico di direttore generale della struttura (accorpando la funzione di direttore artistico) a Paolo Cantù.
Nel quadro di un processo di riorganizzazione della governance, la scelta è caduta su un manager culturale con competenze artistiche che, in accordo con il Consiglio di Amministrazione, individuerà un consulente che lo affiancherà nella programmazione musicale.
Cantù raccoglie il testimone di Giuseppe Gherpelli, dal 2007 alla guida della struttura emiliana - prima come vicepresidente vicario, poi come direttore generale – il cui mandato scade alla fine del 2017.

Milanese, 42 anni, Paolo Cantù è laureato con lode in Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Milano.
Da gennaio 2015 è direttore della Fondazione Piemonte dal Vivo, dove – accanto all’attività di distribuzione teatrale – ha avviato e sviluppato diverse progettualità: fra le altre, Vignale Monferrato Festival; la piattaforma Hangar_Piemonte, dedicata alla formazione delle imprese culturali; il nuovo Centro Coreografico Regionale negli spazi della Lavanderia a Vapore nell’area metropolitana di Torino, a Collegno.

Bilanci e attese

Il neo-direttore designato della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia ha davanti a sé ancora tre mesi di lavoro a Torino e in Piemonte e ha tracciato un bilancio degli ultimi tre anni di lavoro.

In questi anni abbiamo cominciato a costruire un rapporto diverso con gli enti locali con cui lavoriamo e con l’associazionismo. Sono oltre 60, infatti, le associazioni che gestiscono stagioni teatrali all’interno dei comuni. In Piemonte, lascio un lavoro sul territorio, che ha dato grandi soddisfazioni a me, ai miei collaboratori e a tutti gli interlocutori istituzionali: in particolare, il riconoscimento da parte del Ministero come circuito multidisciplinare, in cui si sono trovati a convergere teatro di prosa, danza, ma anche musica e circo contemporaneo, ha reso la Fondazione lo “strumento regionale” sullo spettacolo dal vivo. In questi mesi che rimangono, sento dunque la responsabilità di provare a fare in modo che il lavoro svolto finora non si disperda.

D’altra parte, anche Reggio Emilia e l'intera regione è territorio fertile, sia dal punto di vista della tradizione, che per la presenza di interessanti realtà culturali giovani ed emergenti.

A Reggio Emilia mi attende un ente che ha rappresentato per me un punto di riferimento in questi anni: io arrivo dalla produzione teatrale, quindi l’idea di tornare in un teatro mi affascina ed è qualcosa di cui sentivo la mancanza.
Io penso che l’interconnessione fra le strutture, nel rispetto dei ruoli, sia fondamentale. Il punto di partenza è sempre il territorio: in questo caso, sono presenti altri cinque teatri di tradizione; a Reggio Emilia in particolare esistono giovani realtà molto interessanti con le quali mi piacerebbe approfondire la collaborazione.
E a Reggio Emilia ritroverò Gigi Cristoforetti, in qualità di direttore della Fondazione Aterballetto, con il quale ho collaborato per molti anni a Torino.
Posso dire che cercherò, come ho sempre fatto, di rimboccarmi le maniche, per restituire con il lavoro “sul campo” quella fiducia che mi è stata accordata.

“Non sono un uomo solo al comando”

Giunto quasi al termine di questi tre anni di lavoro in Piemonte, Cantù lascia un messaggio ai suoi collaboratori e al suo successore.

C’è una struttura che in questi tre anni è cresciuta tantissimo, in termini di capacità e responsabilità. Mi piacerebbe tanto che le persone che hanno lavorato con me finora, potessero trovare qualcun altro che li stimoli a crescere.  Io non sono un uomo solo al comando: lavoro con le altre persone e spero che chiunque prenderà il mio posto adotti le stesse modalità.  La professionalità deve essere messa al servizio della costruzione di percorsi che sappiano stimolare il pubblico verso forme di creazione diverse. Mi sembra che si possa proseguire in questa direzione anche in futuro.

E le sue affermazioni sono confermate anche dai risultati: è notizia di questi giorni, infatti, che il Ministero ha incrementato del 7%  (la soglia massima) il contributo economico assegnato al comparto dello spettacolo dal Vivo in Piemonte.

 

Roberto Mazzone

Autore:

Roberto Mazzone

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