Joe Bastianich: "Un ristorante gestito bene è come uno spettacolo che vuoi vedere di nuovo"

Ha oltre un milione di fan su Facebook, ma la prima fan in assoluto è sua nonna Erminia, 97 anni, che lo chiama ancora Giuseppino. Intervista all'italo-americano più multi-tasking e più amato degli ultimi anni che dopo i ristoranti, MasterChef, musica e viticoltura è ora approdato a teatro.
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Teatro

Joe Bastianich è una bella persona. Gentile, sincero, forse un po' timido, si dimostra subito un ottimo padrone di casa: mi rifila un calice di bianco prima di iniziare l'intervista (e rimanere lucida non è stato affatto facile).
Lo abbiamo incontrato prima di Vino Veritas, lo spettacolo che porta in scena ogni lunedì al Teatro Franco Parenti di Milano.
Un uomo di successo che è comunque rimasto coi piedi per terra e che ha sempre voglia di fare, di inventare e di reinventarsi. Con però una regola-chiave: tenere sempre salde le redini del suo destino.
Ne esce un ritratto vero e pulito che abbiamo mantenuto tale, lasciando anche le piccole imprecisioni linguistiche che, in fondo, hanno contribuito a tratteggiarne il personaggio.

 
Partiamo dal titolo: Vino Veritas. 
Mi piace cantare, scrivo testi, libri. Ma ho quasi 50 anni e fare concerti alla mia età...mah, forse è un po' troppo. Dovevo quindi trovare il palco giusto, dove abbinare le mie realtà: quella di persona e la mia voglia di raccontare storie e canzoni. Il teatro è la strada più difficile da scegliere perché is real: non c'è verità più limpida del teatro, perché in teatro non si nasconde niente. Qui è molto viscerale, molto vero, siamo tutti nudi. Mi piace molto il contatto con la gente e in questo rapporto comunicativo diretto mi lascio un po' andare: non sono un attore, come hai notato tu nella recensione (leggi la recensione dello spettacolo), ma ci provo. Posso dire che sono un bravo interpretatore di Joe Bastianich.
 
Prima di diventare il Joe Bastianich che conosciamo, facevi il trader bancario in Merrill Lynch. Da Lynch a Lunch il passo è stato breve...
Sì, ero una specie di Wolf di Wall street (ride, ndr). Però venivo da una famiglia di emigranti che, seppur molto poveri, era una famiglia di imprenditori, ossia gente abituata ad avere il controllo del proprio destino. Il mondo aziendale aveva persone che determinavano il mio successo e non mi stava bene, per cui ho mollato. A quel tempo parlavo pochissimo italiano e mia madre mi ha detto: "Perché non vai in Italia a farti un giro?" I soldi li avevo, ho comprato un'auto e sono partito. Un viaggio di quasi due anni, da Pantelleria alla Val D'Aosta: ho trovato me stesso e il mio destino, oltre alla mia passione per il vino.
 
Una cosa in comune tra ristorante e teatro.
Un ristorante gestito bene è come uno spettacolo che vuoi vedere di nuovo. Sono stato show-man nei miei ristoranti, facendo una parte di spettacolo per tanti anni. Questa cosa mi aiuta anche oggi.
 
Qual è maggiore difficoltà che hai nello stare su un palco?
La lingua. Se fosse in inglese sarei molto più sicuro e sciolto. Così, anche se a volte posso far sorridere, è difficile. Se avessi una padronanza più forte, sarebbe più sponteneo e più ironico.
 
Nello spettacolo ci sono due figure che emergono: una molto positiva, tua nonna Erminia, e poi quella dell'antagonista, la mamma snob di un tuo compagno di classe.
Esattamente. Noi siamo il risultato delle cose che vediamo nella vita, cose che ci portiamo dientro. Io spesso mi guardo indietro e vedo ciò che mi è successo, sono molto introspettivo anche sui fatti negativi.
Quello che voglio passare in questo spettacolo, è che io oggi sono il prodotto anche degli incontri negativi.
 
Questa snob che citi, cosa dice oggi del tuo successo?
(Sorride compiaciuto, ndr). 
Se la mangia. I suoi figli sono un po' disperati adesso. Eh, la vita è così!
 
Vino Veritas: tre domande verità. Domanda uno: a parte i tuoi ristoranti, quando esci a cena, dove vai?
A Milano vado a sushi o pizza napoletana. Mi piace andare nelle trattorie tradizionali: coi ristoranti super lusso basta, ho già dato: ho davvero già mangiato tutto in questa vita!
 
Domanda due: ora fai teatro... ma a teatro cos'hai visto?
C'è uno spettacolo che mi è rimasto impresso, si chiama Hamilton, a Broadway. E' il pezzo di teatro più incredibilmente fantastico che mi ha girato la testa! L'ho visto tre volte, è sulla Rivoluzione Americana, scritto in street-rap, bellissimo.
I biglietti vanno a ruba, per averne uno dovevi pagare anche 3000 dollari. Ha fatto il tutto esaurito per anni e anni.
 
Domanda tre: tra i tuoi colleghi, chi ti sta più sulle palle? Cracco o Belen?
Cracco non è più un mio collega (Carlo Cracco non condurrà più la prossima edizione di MasterChef, ndr). Ex-collega, diciamo. Ma non farmi dire che odio Cracco, eh! Belen invece è mia socia e mia amica, è una donna super simpatica.
 
Le tue canzoni sono molto belle. Cosa ti ispira nel comporle?
Di solito l'idea mi viene quando sono in giro, per lo più da solo. Io abito a Los Angeles sei mesi all'anno, ma quando sono in Italia,  da solo, sai che faccio? Mi metto lì, fumo una sigaretta e scrivo canzoni. 
 
Ma mischi un po' col vino per amplificare l'effetto creativo?
Mmm no, poco. Per la creatività preferisco fumare: il vino mi fa stanco.
 
Riepilogando: ristorazione, TV, motori, musica,viticoltura, teatro. Next?
Ehhh... non so! Vorrei proseguire nella musica, sviluppare questo concetto di uno spettacolo più grande, sicuramente itinerante. Vorrei fare evolvere Vino Veritas, magari inserendo degli attori. Sto scrivendo altri pezzi per questo spettacolo, vorrei provare davvero a fare una cosa più importante.
 
 
 
Direttore Editoriale Teatro.it