Campania Music Commission: “Gli investitori esteri fremono per venire da noi”

Intervista a Ferdinando Tozzi, fondatore dell’associazione no profit che sta lavorando alla bozza della prima legge sulla musica in Campania .
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Nata lo scorso anno, grazie all’intuizione del giovane avvocato Ferdinando Tozzi, esperto nel campo del diritto di autore, l’associazione Campania Music Commission riunisce gli “addetti ai lavori” intorno al progetto di rilanciare e mettere a sistema l’intero comparto legato alla musica, nella città (la regione) culla per eccellenza delle sette note. Un progetto ambizioso che, con la politica dei piccoli passi, inizia a dare i primi frutti come la bozza della legge sulla musica in Campania (novità assoluta) di cui l’associazione sta discutendo proficuamente con il Governo Regionale. 

Un anno fa nasceva Campania Music Commission. Quali realtà aggrega e con quali motivazioni?

«L’associazione è nata per provare a fare qualcosa di positivo e promozionale per l’industria della musica sul territorio campano. Vuole essere un equivalente della Film Commission ma con qualche marcia in più. L’organizzazione aggrega un insieme di soggetti privati, correlati al mondo della musica, non solo di rilievo locale ma anche nazionale e con i quali per esempio abbiamo organizzato a Napoli, nel maggio scorso, il Digital Music Forum».

Avete approntato una proposta di legge sulla musica in Campania intorno alla quale state ragionando con il Governo Regionale. Ci illustra i punti salienti?

«Al momento siamo in una fase embrionale. Alla fine del mese di settembre si elaborerà, con tutti i partecipanti al tavolo di discussione sulla legge, un documento da consegnare all’Istituzione regionale. Ma posso sicuramente anticipare che è emersa una forte necessità di formazione delle professionalità, unita all’esigenza di un organismo che possa fare da trade union tra il territorio campano e quello extraregionale e capace di intercettare fondi. Altro elemento importante è l’internazionalizzazione della musica, ossia la presenza strutturata della nostra musica e del suo comparto in scenari e contesti internazionali». 

Veniamo al panorama musicale campano. Da Maldestro al Festival di Sanremo ai Foja al Teatro San Carlo passando per Luché e il rinnovato Franco Ricciardi (David di Donatello 2014 con “A Verità”). Che aria tira a Napoli, quali potenzialità e quali limiti?

«Le nostre proposte lasciano ben comprendere gli attuali limiti del panorama musicale campano. Mi viene da aggiungere che un altro limite importante è rappresentato anche da tutti quelli che vivono ancora ricordando le glorie del passato – l’esperienza è importante, per carità - ma che rimangono ad esse fossilizzati invece di guardare al futuro. I giovani talenti sono al contrario molto propositivi e con tanta voglia di far decollare la musica campana, al di là del proprio tornaconto individuale».

Mentre dal punto di vista della produzione e di tutto il managment che ruota intorno alla musica, come siamo messi?

«Un problema molto sentito è che manca una rete forte tra i vari pezzi del comparto. Bisogna superare l’ottica dell’individualismo e fare sistema perché gli investitori esteri sono molto interessati a venire in Campania».

Lei è un avvocato esperto in diritto d'autore. Da tempo il mercato, grazie alla direttiva europea Barnier, è stato liberalizzato ma in molti sono ancora a sostenere che la Siae detenga il monopolio. Il mondo degli artisti è spaccato tra favorevoli e contrari a questa apertura. Qual è la sua opinione in merito?

«L’apertura dei mercati fa bene, lo dico senza reticenze. Ma la liberalizzazione non può essere selvaggia. Bisogna aprire a tutti, ma tutti devono poter dare una serie di garanzie agli artisti».

Quali saranno i passi successivi che la CMC intenderà compiere?

«Come associazione stiamo andando avanti con progetti che coinvolgono giovani artisti, iniziative legate alle nuove tecnologie insieme all’Università “Federico II” e soprattutto ci sta a cuore la promozione delle residenze di artista, oltre ovviamente a tutto il lavoro per arrivare all’approvazione della legge regionale sulla musica».

Classe '73, mi occupo di sociale e cultura praticamente da quando sono nata. Il mio pallino sono i deboli, quelli che vivono ai margini. Testa dura più del piombo, ma disponibile al confronto. Non potrei concepire la vita senza la musica e la scrittura. Il mio imperativo categorico: "Don't forget to...