Le Recensioni dei film d'autore

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Somewhere Voto del Redattore: 4
Somewhere


Sarà perché fin da bambina il mio sogno era di vivere in un albergo, per vedere, dalla finestra, un paesaggio diverso ogni mattina, che il film di Sofia Coppola mi piace!
Dopo aver raccontato le storie tutte femminili, da Maria Antonietta e ancor prima delle giovani vergini suicide, torna negli stessi ambienti asettici e nelle stesse atmosfere alienanti dell’ amore traslato, per raccontare però una parentesi di vita diversa. Stavolta il tema è il rapporto, a volte dimenticato, tra padre e figlia. Protagonista è un attore Hollywoodiano di successo, dall’esistenza apparentemente piena, ma ad un tratto, tendenzialmente vuota. Sua figlia adolescente si trova a colmare quei momenti così aridi e sterili nel mondo un po’ rarefatto di suo padre, i due si incontrano e finalmente si conoscono bene, lei diventa la sua ombra, la sua anima gemella, la sua ritrovata serenità.
Con delicatezza Sofia Coppola delinea questo rapporto, che sembra nascere dal nulla, addirittura da un senso di freddezza iniziale, che si scalda man mano, senza però mai ardere. I sentimenti e le emozioni che la regista descrive non sono mai travolgenti, tutto sembra scivolare addosso leggero come una piuma. E la regia stessa è poco esibita, appena accennata, i movimenti sono tenui, così come anche i colori e i caratteri stessi dei protagonisti. Tutto sembra essere sussurrato con un filo di voce, si sente fortemente la presenza della mano aggraziata di una donna dietro l’obiettivo.
È un segmento narrativo di una vita in via di definizione, sembra non accadere nulla per tutto il film, qualche spettatore un po’ ansioso, abituato ai soliti effetti speciali di Hollywood, sta lì e per tutto il tempo aspetta il colpo di scena da un momento all’altro. Chi invece conosce almeno un po’ il cinema francese dei fratelli Dardenne e ancora più indietro della indimenticata Nouvelle vague, o addirittura del sempre adorato Michelangelo Antonioni, non può che apprezzare la pacatezza, la delicatezza e forse anche “l’ intensa vuotezza” del cinema di Sofia Coppola …non a caso meritato Leone d’oro 2010.
Va assolutamente menzionata la scena italiana, ebbene sì, c’è un po’ d’Italia in questo film…e che Italia!!!! La peggiore…quella dei balletti imbarazzanti della Marini, delle urla stridule della Ventura, addirittura ci mettono in mezzo un inutile Nino Frassica, giusto per regalargli un minuto di gloria sui grandi schermi d’oltreoceano, bè l’America a quanto pare ci prende un po’ in giro, beffeggia la televisione italiana e noi non ci offendiamo affatto, anzi ci sta bene, incassiamo e stiamo zitti….perchè ce lo meritiamo!
 

Inserita il 13 - 09 - 10
Annalisa Liberatori
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