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La solitudine dei numeri primi
La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi

Saverio Costanzo dopo l’esperienza intimista di Private e quella quasi metafisica di In memoria di me, ci racconta un’altra storia forte, profonda, intensa.
Trova ispirazione dal romanzo, vincitore del premio Strega nel 2008, di Paolo Giordano e insieme ne scrivono una bella sceneggiatura, molto fedele al libro, ma sicuramente più cinematografica.
Tradotto sul set con i tipici toni dimessi, moderazione e asciuttezza di un cinema sobrio, fatto di storie intimiste, personaggi introspettivi e atmosfere taciturne; Costanzo si concentra sui due corpi in continua trasformazione dei protagonisti e da qui ne consegue una regia molto dettagliata e attenta ad ogni particolare: mani, volti, occhi.
La storia è quella di due vite difficili che si incontrano e crescono: Mattia e Alice nascondono un segreto drammatico che fa parte della loro infanzia, condividono la loro adolescenza problematica e si ritrovano ormai adulti, quando i loro corpi sono ombre delle loro anime. Impressionante, da questo punto di vista, l’interpretazione di Alba Rohrwacher, che dimagrisce di addirittura 15 chili per vestire bene i minuscoli abiti di Alice e la sua candida e drammatica nudità, diventa protagonista assoluta dell’ultima parte del film…così sofferente e agghiacciante. Un senso di freddezza, appunto, avvolge l’intero film, manca un certo sentimento di pietà, di partecipazione, Costanzo presenta due parentesi esistenziali molto intense, ma come se fossero lontane anni-luce da lui e anche da noi. Il mondo dei numeri primi è distante dal mondo dei numeri comuni e il regista ci porta a passeggio nel loro passato, presente e futuro, con salti temporali bruschi, improvvisi, repentini, inaspettati. Disorienta un po’ chi non ha letto il romanzo, non c’è un arco cronologico preciso è un film costruito sulle impressioni e sulle emozioni suscitate da due traumi infantili.
Costanzo veste il film di suspence, trepidazione, attesa, quei pochi accenni di lirismo che raccontava Giordano, volgono verso le sfumature dell’horror, in tal caso risulta funzionale la colonna sonora dei Goblin, che scandisce perfettamente i momenti di climax della storia.
Alice e Mattia: due anime che si incontrano, si perdono, si ritrovano, forse si amano, ma che non si uniscono mai, proprio a confermare la più elementare regola matematica che ogni numero primo sa dividersi solo per uno o per se stessi.


 

Inserita il 29 - 09 - 10
Annalisa Liberatori
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TAG: intimista


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