Le Recensioni dei film d'autore

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Gerry Voto del Redattore: 4
Gerry

GERRY
Con Gerry (id., 2002), Gus Van Sant mette in scena un beckettiano dramma della stasi, un paradossale road-movie podistico in cui al movimento non segue alcun mutamento. La trama è esile, inconsistente, quasi astratta. Due giovani –  entrambi di nome Gerry (Matt Damon e Casey Affleck) - viaggiano silenziosamente in automobile. Dopo aver parcheggiato ai confini di un deserto, vi si inoltrano distrattamente. Iniziano ad esplorare lo spazio con il passo spensierato dei gitanti. Gradatamente, però, l’immane e lunare paesaggio si rivela essere una vasta prigione da cui è impossibile fuggire. Un inesprimibile sentimento di angoscia si insinua nei due amici quando  prendono coscienza della loro situazione: non dispongono di acqua e non hanno alcuna idea di dove si trovi la loro automobile. Continuano disperatamente a camminare. Finiscono a terra, esausti. Uno dei due muore, mentre l’altro riesce a scorgere in lontananza una strada. La raggiunge e sale su un’automobile con una famiglia. È la Natura, kantianamente sublime, capace di suscitare nello spettatore una strana mescolanza di estasi e di terrore, il vero protagonista del film. Gus Van Sant è, come Werner Herzog, in grado di dirigerla con maestria. Il film si nutre dei suoi spazi siderali, dei suoi cangianti fondali, dei misteriosi sibili emessi dai suoi possenti polmoni. Il passaggio dei due protagonisti, miserevoli ombre smarrite, non incide minimamente su di essa: l’uomo è solamente uno degli infiniti atomi che la compongono. Con uno stile laconico di certo memore dei Wenders, degli Antonioni e dei Sokurov, la regia segue lo straziante peregrinare dei due amici come un discreto voyeur, un indolente compagno di viaggio: la m.d.p. è spesso immobile, oppure si limita a estenuati pedinamenti, carrelli frontali/laterali e panoramiche. Prediligendo campi lunghi o lunghissimi e sequenze interminabili, Van Sant opera una sistematica dilatazione del tempo e dello spazio. Gerry, con il ritmo ipnotico di una trenodia e immagini che trasudano cosmica disperazione, è un angoscioso capodopera  esistenzialista.

Inserita il 17 - 01 - 11
Cristian Caira
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TAG: gus van sant


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